Ti darei un mattarello in testa


Nel 1999, Sergio Mattarella ricopriva la carica di vicepresidente del Consiglio nel governo guidato da Massimo D’Alema. Fu in quel contesto che l’esecutivo di centrosinistra decise di aderire all’operazione militare della NATO denominata “Allied Force”, fornendo basi, supporto logistico e mezzi militari.

L’intervento, avviato il 24 marzo 1999 e protrattosi per 78 giorni, fu condotto al di fuori di un esplicito mandato delle Nazioni Unite, sollevando interrogativi sulla sua compatibilità con il diritto internazionale e, sul piano interno, con l’articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

La partecipazione italiana fu tutt’altro che marginale. Le basi aeree di Aviano, Amendola, Ghedi, Gioia del Colle e Sigonella svolsero un ruolo operativo centrale nell’offensiva contro la Repubblica Federale di Jugoslavia. Dagli aeroporti italiani decollarono anche caccia americani diretti verso obiettivi in Serbia e Kosovo, mentre 54 velivoli militari italiani presero parte attiva ai raid.

In quei giorni, Mattarella dichiarò che l’Italia aveva messo a disposizione non solo le proprie basi, ma anche i cacciabombardieri nazionali. Una scelta che rimane ancora oggi oggetto di dibattito, tanto sul piano della legittimità costituzionale quanto su quello delle conseguenze umanitarie del conflitto per le popolazioni coinvolte.


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